Accents - Growth and squalor

Da WikiFreaks.
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Artista Accents
Titolo album Growth and squalor
Etichetta Deep Elm Records
Anno pubblicazione 2012
Tipo album Full length
Recensore Piergiorgio Castaldi
Voto Beautiful Freaks 6
Recensione reperibile su Beautiful Freaks 41

Recensione di Beautiful Freaks

Undici sono le tracce che compongono quest’album degli americani Accents, duo composto da TJ Foster e Benjamine Hemingway, che si avvalgono in questo lavoro anche della voce di Lauren Alexander per i cori. L’album inizia con Divide. L’arpeggio di chitarra e la voce di Foster fanno capire subito che la loro musica si fonda sulla forza delle parole e delle melodie, e non sugli effetti o sulla potenza e varietà degli strumenti. In alcuni brani (Storms e Around) si ritrova lo stile di Damien Rice, esplicitamente tra i modelli di riferimento per la band, e anche il supporto vocale della Alexander ricorda l’apporto di Lisa Hannigan alla musica dell’artista irlandese. Ciò che però davvero manca agli Accents è la forza e la particolarità della voce: è su questo che si basa la bellezza e la potenza dei lavori di Rice e che rende le sue canzoni uniche. Senza queste qualità si ottengono delle buone canzoni con ottime melodie, ma senza quel brivido che lascia a bocca aperta. In With the light all’attacco di chitarra sembra quasi che debba seguire la voce di Thom Yorke tanto è radioheadiana, ma, con gran delusione, ciò non avviene e tutto perde un po’ di senso. Nei testi c’è una malinconia di fondo per un amore perduto, ma sempre con una briciola di speranza: “God I know there’s a love that will find us all” (trad. “dio so che c’è un amore che troverà tutti”). Queste speranze sono però distrutte nell’ultima (se si esclude la bonus track, Seeds), canzone, Sorrow, in cui è la voce di Lauren Alexander a essere protagonista, per una virtuale risposta alla fine dell’album You can’t be the one (trad. “non puoi essere quello giusto”). È questo il momento migliore dell’album, forse perché è proprio la voce della donna a renderla più credibile e più intensa, fino al crescendo finale in cui torna Foster, consigliando di partire, di andare avanti. Ecco la conclusione, è davvero ottima. Peccato che l’incipit e lo sviluppo dell’album non siano stati altrettanto convincenti.