Air - Talkie Walkie

Da WikiFreaks.
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Artista Air
Titolo album Talkie Walkie
Etichetta
Anno pubblicazione 2004
Tipo album Full length
Recensore Alessia De Luca‎
Voto Beautiful Freaks
Recensione reperibile su Beautiful Freaks 13

Recensione di Beautiful Freaks

“Abbiamo smesso di guardare le stelle per osservare il nostro cuore. Fino al disco precedente la nostra musica poteva sembrare frutto dei pensieri di un uomo che guardava il cielo. Per il nostro nuovo album abbiamo guardato per la prima volta dentro di noi.” Era il ‘98 quando Jean-Benoit Dunkel e Nicolas Godin strappavano il cielo di carta del mondo discografico con il loro impareggiabile Moon Safari, galassia electro-vintage dove volavano scimmiette, dove un’ormai leggendaria Kelly del ping pong guidava un video ispirato al primo videogioco della storia. In quell’album poi, c’era la voce di Beth Hirsch che scioglieva le budella nella colossale All I need: allora, i due sconosciuti francesi erano algidi alchimisti propensi a nascondersi dietro le maschere vocali di eletti messaggeri e di scenari futuristici. Due intelletti fatti di arte e genio, sofisticati e imperturbabili, french touch da far accartocciare il fegato d’invidia. Come un soffio di luce persa tra le nuvole di cinema, letteratura e poesia politica, tornano a noi violenti e suggestivi sulle ali di una bugia musicale a cui non si può fare a meno di credere:dopo il secondo 10,000Hz Legend, la collaborazione con Baricco e la colonna sonora del Giardino delle Virgini Suicide della talentuosa Sofia Coppola, Talkie Walkie si insinua nella frattura della musica di questi anni zero per dirci che qualcosa è cambiato. Fatto benissimo a meno dei refrattari Strokes, Nigel Godrich suggella l’ennesima prova di classe alla produzione di quest’album e a colpi di seduzione da accento francese, affida all’inglese parigino dei due Air l’intera opera vocale. Messi a nudo, scrutatori del quotidiano dopo un lungo vagabondaggio tra le stelle, quelli di Talkie Walkie sono due slavati amanti degni dell’erotismo di Lulù, compositori in giacca di video pornochic: il clip dell’eterea Cherry Blossom Girl è girato da Kris Kramski, regista hot dai trascorsi supersexy, una scelta forte quanto sorprendente nella sua geniale contrapposizione narrativa tra immagini a luci rosse e chitarre leggiadre dense di promesse di fedeltà. Dalla serietà teenager di Sexy boy e Playground love, d’improvviso alla perversione sentimentale della matura età: cervello visionario ed emozioni liquide stanno a Moon Safari come anima terrena e istinti corporei stanno a Talkie Walkie. Da Parigi qualcuno ci guarda e ci vuole toccare, sembrano dirci gli Air. Sono occhi privi di ingenuità, eleganti come un cavaliere della rivoluzione francese, testimone degli scandali a corte, impetuoso e solitario come un ribelle che ha scelto di stare col popolo. Puro spirito che appare e riappare. Che altera liquido a gassoso a suo piacimento. Un Brian Eno da “Here Come the Warm Jets”, che solidifica infiniti orchestrali al ritmo di formule magiche. Quasi legati da un’empatia artistica e sensoriale, gli Air omaggiano di nuovo la Coppola nell’ultimo Lost in Translation; Alone in Kyoto volteggia nel film come un albero di ciliegi, scandito dai passi sonori di Sylvian e Sakamoto, tra brusii e maree finali prosciugate al pianoforte. E se regalano l’ultima traccia di Talkie Walkie a un film sull’amore tradotto, alla sintomatica Venus (un eco a Twin Peaks) il compito di aprire l’album e tracciare i sentieri della nuova ambientazione rivolta all’intimità e alle paure del cuore. Run singhiozza ed riverbera come un rubino, l’oscura Biological ha l’effetto di un rospo in gola e vibra come il battesimo di una stella, Mike Mills è una morsa astringente di classicismo settecentesco ed elettroshock da archi sovrapposti, Surfing on a rocket lascia la presa e divampa ansimante come un Across the universe del nuovo secolo. Lo spettro della solitudine e dell’incomunicabilità lievita sulla bellezza di immaginarie donne e il calcolo delle probabilità cede il passo ai piaceri carnali. I parametri della comunicazione si ribaltano e costruiscono un linguaggio intrecciato su canoni inversi, capace di interloquire col silenzio e con le ombre del giorno: Talkie Walkie è un album che puoi smettere di sentire, tanto lo puoi toccare. L’elettronica paesaggistica vira per la curva dei sensi viventi, afferrando con pugno l’essenza lisergica dell’umana specie: svanisce il ricordo del futuro, dalla magia senza fondo di un incontro gli Air fanno il loro disco sul presente e decantano con Talkie Walkie il bisbiglio universale delle nostre ferite al cuore. Un album che risolve le equazioni e ricongiunge i lati opposti del letto coniugale.