Marco Sforza e L'Orchestrina Separè - Un capolavoro

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Artista Marco Sforza e L'Orchestrina Separè
Titolo album Un capolavoro
Etichetta La Locomotiva
Anno pubblicazione 2013
Tipo album Full length
Recensore Bernardo Mattioni
Voto Beautiful Freaks 7
Recensione reperibile su Beautiful Freaks 46

Recensione di Beautiful Freaks

Dopo un album dal vivo ed un EP, Marco Sforza esce con Un Capolavoro. Un album che ha il sapore degli anni. Un album che è merce sempre più rara in un paese come il nostro, che fa della canzone un patrimonio, consolidatosi nei secoli. Cantautorato purissimo, dal sapore tradizionale, come il bicchiere di vino che si assapora con una fisarmonica sullo sfondo nel video di Sotto le unghie delle dita, storia di un ultimo ballo in Piazza Prampolini, a Reggio Emilia. O in qualsiasi piazza si decida di salutarsi per sempre. In fondo questo album parla di Marco Sforza, una voce strozzata in gola che non aspetta altro di uscirsene fuori alla luce della luna. Ci pensa da solo ad ironizzare su tutti i paragoni che gli avranno (gli avremo…) provato ad appiccicare (Concato, Caputo, Conte, De Andrè, Jannacci, Antonacci, Guccini, Gaber, Vergani e Baccini: divertitevi a scoprire come li evoca tutti in Non ci resta che cantare) anche se manca all’appello quel Capossela di cui a volte non possiamo proprio fare a meno di pensare (Tradire e il fare). Ironico dunque, ma anche autoironico (Un capolavoro), melanconico (Irene che c’è), riflessivo (Se per caso avessi un figlio). Sforza è accompagnato da quei compagni di lungo corso che formano L’Orchestrina Separé (Matteo Pacifico al clarinetto, Dario Vezzani al contrabbasso, Tommy Graziani batteria e percussioni). Collega di quel Denis Guerini nel roster de La Locomotiva, per il quale già spendemmo qualche bella parola, la poesia di Marco Sforza è forse meno narrativa e surreale, più neorealista. Una poetica delle piccole cose, Montalianamente parlando, cantata in un linguaggio quotidiano e rassicurante, succeda quel che succeda. A volte qualche sillaba un po’ masticata ricorda Renato Turi, doppiatore storico di Walter Matthau. Spero che questa cosa non l’avesse notata mai nessuno, come spero che siano tante le cose da scoprire in un piccolo Capolavoro.