SJ Esau - Exploding views

Da WikiFreaks.
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Artista SJ Esau
Titolo album Exploding views
Etichetta FromSCRATCH Records
Anno pubblicazione 2014
Tipo album Full length
Recensore Bernardo Mattioni
Voto Beautiful Freaks 6
Recensione reperibile su Beautiful Freaks 47

Recensione di Beautiful Freaks

Dopo la doppietta pubblicata con Anticon nel 2007 (Wrong Faced Cat Feed Collapse) e nel 2008 (Small Vessel), Sj Esau decide di rivolgersi alla concorrenza. Passa alla semileggendaria fromSCRATCH e ci riprova con questo Exploding Views, undici tracce e una quantità di materiale sonoro tale che i Fugazi ci avrebbero riempito 12 dischi. Il paragone con i mostri sacri del post HC è abbastanza campato per aria, lo ammetto, ma almeno nelle intenzioni c’è una cosa che accomuna i due progetti, ovvero la fede nel DIY. I primi due album hanno ricevuto una stroncatura talmente sonora da Pitchfork che mi sono sentito in obbligo di documentarmi, per trovarmi così di fronte ad una dolorosissima verità: gli americani avevano ragione. Però animo eh, perché il cambio di etichetta ha giovato non poco alle sorti del giovine producer di Bristol. Il passo avanti compiuto da Sj Esau (al secolo Sam Wisternoff) rispetto a quanto fatto finora è incarnabile in una sorta di mamma-producer che si è insinuata nella fase di preproduzione per mettere ordine tra i calzini, le drum machines, i samples e gli avanzi di pizza dello scapestrato, promettente figliolo. Pur mantenendo viva una buona parte del genoma indie che ne caratterizzava la vita dopo la morte dello MC che fu (mi sa tanto che quando le tue molecole vengono sottoposte ad una vibrazione per il tempo che ci vuole, poi continuano a vibrare sulle stesse frequenze da sole), Sj continua ad esplorare le selve oscure del pop sperimentale, innalzando a regola benedettina una grande frase dei nostri tempi: “ma anche meno”. Ergo, nel disco ritroviamo un macello di suggestioni, che vanno a comporre un grande esperimento, a sua volta fatto di esperimenti. Exploding Views possiede numerose note sorprendenti, più (Remotely) o meno (Make Space) destrutturate. Che a noi piaccia o meno, Sj non si lascia mai imborghesire da esigenze patinate, conferendo al proprio lavoro una qual certa ammirevole coerenza (non si direbbe per un disco del genere, ma vi giuro che è così). A metà tra 4AD e scena di Canterbury, provaci ancora Sam.